Modelli organizzativi complessi

Modelli organizzativi complessi : la gestione della conflittualità nelle istituzioni scolastiche , nella cornice di riferimento ‘sistemico-relazionale’ .

1. La scuola organizzazione complessa
La scuola è un organizzazione che può essere letta come un sistema aperto al centro di una rete di relazioni con il territorio .In tale ottica ogni variazione su un elemento del sistema si ripercuote sull’intera organizzazione. (teoria generale dei sistemi L.Von Bertalanffy)
Nei sistemi aperti lo stato finale può essere raggiunto in diversi modi a partire da diverse condizioni iniziali.
Nei sistemi chiusi Il risultato finale dipende sempre dalle condizioni iniziali ed è amplificato a lungo termine dal cosiddetto effetto farfalla ; ovvero di dipendenza sensibile alle condizioni iniziali, presente nella teoria del caos. (Un sistema dinamico si dice caotico se presenta le seguenti caratteristiche:
• Sensibilità alle condizioni iniziali,
• non si può prevedere l’andamento del sistema in anticipo.)
L’idea è che piccole variazioni nelle condizioni iniziali producano grandi variazioni nel comportamento a lungo termine di un sistema.
Pertanto il fenomeno singolo deve essere visto nel contesto complessivo di interazione delle parti, in cui il tutto è più della somma delle singole parti.
Il cambiamento di singole parti del sistema modifica l’equilibrio dell’intero sistema, che comunque tende all’equilibrio, all’omoestasi , al raggiungimento di un nuovo stato stazionario, dipendente dalle interazioni del sistema stesso.
Il sistema è autoregolativo .
2) Gestire il sistema
E’una ipotesi , a mio avviso ,impossibile per definizione ( 1 – 2) ; infatti se vediamo la scuola come sistema , ogni sua parte , Dirigente Scolastico compreso, è parte del sistema e pertanto soggetto alle leggi di questo , per cui‘ non gestisce’, anche se pensa di farlo , bensì le sue azioni , come quelle delle altre parti del sistema provacano feed/bach , che portano il sistema in una situazione di equilibrio dinamico, in continua evoluzione.

(1) L’ osservatore scriveva Bateson , 1946 ,Phisical Thinking and Social Problems , rientra ‘’nella sfera di rilevanza dell’osservato’
2) Haley (1967) Possibili approcci alla terapia della famiglia ; ‘ll terapeuta principiante tende a tenersi fuori dalla diagnosi’

3)Il Conflitto all’interno dei sistemi complessi
Questo è uno degli aspetti delle organizzazioni complesse e presenta varie sfaccettature.
3.1.Il conflitto interpersonale
E’ la lotta sempre possibile, che può essere sia conflitto costruttivo che distruttivo,fra due o più persone.
Allo stesso modo che nel conflitto intrapsichico in cui entrano in conflitto 2 motivi,( ed abbiamo 3 tipi di conflitto : attrazione-attrazione, repulsione-repulsione, attrazione-repulsione, rispetto ai quali si attivano meccanismi difensivi) nel conflitto interpersonale due o più soggetti con motivi, ruoli e status diversi o uguali entrano il lotta.
3.2. L’origine di fondo di un conflitto interpersonale
L’origine del conflitto interpersonale va inquadrata secondo tre aspetti :
-a livello di comunicazione fra individui ;conflitto comunicativo;
-nella dimensione del gruppo in cui si sviluppa ; conflitto intragruppo ;
-nell’ottica del conflitto derivante da stereotipi sociali ; conflitto tra gruppi diversi;conflitto sociale
3.2.1) Il Livello comunicativo.
Watzlawich consente con la sua lettura pragmatica della comunicazione, implicitamente, di inferire 4 motivi conflittuali derivanti da distorsioni comunicative.
A)L’origine del conflitto è, nell’ottica del modello sistemico-relazionale, la lotta per definire il proprio ruolo, il proprio potere nella relazione.
‘Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto ed un aspetto di relazione di modo che il secondo classifica il primo ed è metacomunicazione.’ (Watzlawich pag 47)
Il conflitto nasce , quando non c’è accordo sull’aspetto relazionale.
B)Il disaccordo sulla punteggiatura della sequenza comunicativa produce conflitto poiché la natura del REPORT, della relazione deriva dalla punteggiatura della sequenza comunicativa. (pag 52)
Scrive Bateson che in queste ogni item comunicativo è contemporaneamente stimolo-risposta e rinforzo, questo fa si che ogni partecipante possa leggere la sequenza dal suo punto di vista , quindi può prodursi una situazione in cui non c’è accordo su ciò che è causa e ciò che effetto e si crea così quella che in matematica si chiama ‘serie oscillante infinita’
C)L’incongruenza fra aspetto verbale e non verbale di una comunicazione.
Scrive Watzlawich che ogni comunicazione ha un aspetto numerico ed uno analogico, che corrispondono all’immagine esplicativa ed alla parola, dove la parola è solo una convenzione semantica che non ha niente in comune con ciò che rappresenta ; la parola gatto non ha niente di simile al gatto. Mentre nella comunicazione analogica c’è qualcosa di simile a ciò che viene rappresentato. Pertanto è analogica ogni tipo di comunicazione non verbale .
Watzlawich vede il modulo numerico molto efficace sul versante command , contenuti della comunicazione, quello analogico sul versante report, relazione, della comunicazione.
D) Il conflitto può nascere da una escalation nel rapporto comunicativo simmetrico o dall’irrigidimento di quello complementare.
Tutti gli scambi comunicativi sono simmetrici o complementari a seconda che siano basati sull’uguaglianza o sulla differenza (di status e ruolo, quindi di potere) dei partecipanti alla comunicazione.
Esempio di comunicazione complementare è quella medico paziente, genitore figlio, preside-insegnante, dove uno dei due svolge un ruolo primario (one –up )e l’altro un ruolo secondario (one-down).
3.2.2 Il livello Intragruppo
Dentro il gruppo di appartenenza il conflitto interpersonale fra due o più membri si scatena a partire da caratteristiche specifiche del gruppo che brevemente sono :
-Mutamenti nella leadership ;
-Leader che cerca di aumentare la sua autorità ed altri membri che tentano di attaccarne il potere ;
-Ruoli dei membri del gruppo disarmonici ;
-Membri del gruppo che hanno atteggiamenti ed obiettivi diversi ; ovvero manca la cultura del gruppo, la sua ideologia;
-Mutamenti nella struttura del gruppo;……………
-Presenza di elementi dissidenti dentro il gruppo ;
-Variazioni nella ideologia del gruppo ;
-Ruolo e Status dei membri del gruppo da una parte definiscono la struttura del gruppo, dall’altra sono una possibilità pressoché permanente di conflitto.
-Diversa definizione del proprio stile di ruolo ;
-Lotta per l’accesso alle risorse ed opportunità fra i membri.
3.2.3)Il Livello Intergruppi
Dobbiamo distinguere :
il conflitto tra gruppi diversi tra loro;
il conflitto tra due individui che appartengono a due gruppi tra loro diversi.
In questo caso il conflitto interpersonale fra due o più individui,può nascere e svilupparsi sulla scorta di stereotipi sociali derivanti dalla loro appartenenza a gruppi sociali di riferimento diversi tra loro .
Noi parliamo di stereotipo sociale quando molti membri di un gruppo accentuano le differenze tra i membri del loro gruppo e quelli di un altro gruppo.
Campbell (1956) ha individuato uno stereotipo negli USA secondo cui molti bianchi sopravvalutano le differenze nei risultati scolastici a favore degli allievi bianchi rispetto ai neri.
In ultima analisi ( Moscovici )appartenere ad una categoria, ad un gruppo influisce sui comportamenti, sulle valutazioni e sulle rappresentazione, nonché sui conflitti sia dei singoli che dei gruppi. Inoltre il proprio gruppo di riferimento è centrale nella definizione del sé.
3.2.3. La riduzione della conflittualità tra gruppi
La conflittualità tra i gruppi (Sherif) diminuisce in funzione di progetti comuni.
Mentre quella dentro il gruppo diminuisce quando esso si confronta con l’esterno.
L’appartenenza, la percezione di appartenenza al medesimo gruppo sia esso sociale che di altra natura influisce anche sui processi di attrazione (Asch ).
4) Conclusioni sulla gestione del conflitto all’interno dei sistemi complessi.
Possiamo concludere sul tema del conflitto all’interno delle organizzazioni complesse che quando esso riguarda e viene innescato da figure con ruoli diversi , si tratta sempre di uno scontro centrato sulla ricerca del potere e di un ruolo superiore a quello del leader formale.
Molto spesso questo conflitto fra due individui si trasforma in conflitto infragruppo, ovvero il conflitto tra due elementi del sistema viene esteso all’intero sistema che si schiera a favore e contro gli elementi individuali in conflitto .

IL DIRIGENTE SCOLASTICO
Dott. GAETANO GIANFRANCO FLAVIANO
( Pedagogista – Psicologo Clinico e di Comunità)
Bibliografia
Bateson G.; Mente e Natura, Adelphi edizioni, Milano 1984
Watzlawick P; Pragmatica della comunicazione umana, Astrolabio,Roma 1971
Togliatti M ; Dall’individuo al sistema, Bollati Boringhieri , Torino, 1991

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